Ascoltare la Gialappa's su Radio2 è una sorta di rituale, ormai. Potrebbero commentare anche la cosa più assurda del mondo (oltre Sanremo? Non c'è limite al peggio...), io ci sarei, audio della tv a zero e radio a palla. Ci sono milioni di motivi, tanto che è inutile stare a elencarli. Basta solo l'audio di questo video, registrato da un altro aficionado come me.
Manuel Agnelli ha appena concluso la sua esibizione sul palco dell'Ariston e si avvia nel retropalco. Arriva ai microfoni degli inviati del programma della Gialappa's e tiene fede alla promessa fatta il giorno precedente, di ricantare appositamente la canzone. Imbraccia la chitarra e parte, da solo e unplugged.
Il risultato è fantastico, da brividi, da delizia per le orecchie.
Perché questo paese è una merda, ma ci sono dei piccoli spazi che possiamo fare nostri e che ci regaleranno sempre emozioni....
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"Schumacher corre in moto? Fatti suoi. Se ha voglia di rompersi le corna a quarant'anni faccia pure. La moto è un hobby pericoloso per chi non c'è mai andato".
Max Biaggi, 5 Febbraio 2009 (intervista al mensile Riders Italian Magazine)
"Schumi, spavento in moto! Caduta e qualche botta. Michael Schumacher è rimasto vittima di un incidente in moto durante i test con la Honda 1000 CBR Fireblade, team Holzhauer".
11 Febbraio 2008 (da gazzetta.it)
È ciò che Snoopy_writer pensa e scrive alle 20:34 |
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È ciò che Snoopy_writer pensa e scrive alle 10:46 |
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La notizia della sua morte aveva fatto rabbrividire tutto il popolo di appassionati telespettatori, che andavano alla frenetica ricerca dei canali peggiori sul proprio televisore solo per vedere lui e la sua collezione di coltelli "Miracle Blade". Da alcuni mesi, però, ogni tentativo risultava infruttuoso, visto che di quella splendida televendita non c'erano più in giro nemmeno le repliche.
Ebbene, è arrivato il momento di smentire queste voci. Lo chef Tony è vivo e cucina in mezzo a noi.
Eh sì. Questa mattina, nel vano tentativo di trovare qualcosa di interessante da guardare durante la colazione sul mio povero televisore "normale" (senza digitale, satellitare o ammennicoli vari...), mi sono improvvisamente imbattuto nella presentazione di questo aggeggio - chiamato umilmente Wonder Cooker - a prima (ma anche forse a una seconda e una terza) vista del tutto inutile (o non del tutto adeguato alla nostra cucina): una specie di ... cassetta degli attrezzi in grado però di cucinare e svolgere più funzioni.

Fin qui nulla di particolare, anzi. Però, mi si è illuminata subito la mente: televendita di cucina deve essere per forza uguale a Chef Tony! E infatti, pochi istanti dopo, ecco apparire la sagoma a noi tanto nota e cara. Oddio, è ingrassato parecchio, ma sta bene. E sì, questa televendita non ha l'appeal di quella precedente. Ma vedere mastro Tony giocare con il cibo è una esperienza di quelle uniche, sempre.

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Ore 9.50. L'esperimento a Ginevra è iniziato. Qualcosa è andato storto: il mondo esiste ancora.
È ciò che Snoopy_writer pensa e scrive alle 09:52 |
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svago et cazzeggio, cose assurde dal mondo
Quello che i numeri dicono:
5 - le città visitate in 12 giorni, di cui 4 capitali;
2300 - i chilometri percorsi solo in automobile più altri
3 spostamenti con navi e/o traghetti e
1 volo andata/ritorno;
6 - le ore di sonno nelle ultime 60 ore;
2 - i chilogrammi persi, stando al dato della bilancia di casa;
2 - gli arcobaleni concentrici visti sull'autostrada verso Berlino, entrambi completi, come nei disegni dei bambini;
7 - i letti in 7 diversi posti in cui abbiamo alloggiato, tra hotel, ostelli e nave. Più i sediolini dell'auto, che ci hanno ospitato a più riprese;
10 € - il prezzo minimo di un cocktail in Scandinavia;
211 - i chilometri all'ora della velocità massima raggiunta in autostrada con bagagliaio pieno;
centinaia - le foto scattate;
'na cifra - i McDonald's in Svezia, una densità impressionante, quasi uno ogni angolo e di sicuro uno a ogni uscita dell'autostrada;
'na cifra - le biciclette che girano in strada a tutte le ore;
'na cifra (purtroppo) - gli italiani in giro per le città, facilmente riconoscibili dal look più ricercato, cellulare alla mano (o all'orecchio), abbronzatura vistosa e dialoghi a volume altissimo;
'na cifra - le volte in cui abbiamo sentito e cantato "All summer long", eletta nostra colonna sonora del viaggio
Quello che i numeri non dicono:
Le bellezze (natuali e "umane") della Svezia, una nazione che sembra quasi perfetta, a misura di uomo, con paesaggi impressionanti e ancora incontaminati;
il senso di serenità, pace e perfezione che ci ha regalato la sosta su un laghetto in Svezia;
lo scarso appeal di Oslo e (in parte) di Copenhagen, città uniformi e piuttosto grigie;
l'emozione nel vedere L'Urlo di Munch dal vivo e lo stupore per l'anonima architettura del Palazzo Reale;
la soddisfazione e il brivido nel "fare una pazzia" e abbracciare la Sirenetta;
le mascelle doloranti per il tanto ridere e sorridere;
l'eccitazione e il senso di vuoto provati stando seduti a girare, sospesi nell'aria del "calcio in culo" al Tivoli di Copenhagen, dominando e abbracciando tutta la città con uno sguardo privilegiato;
le facce stralunate e meravigliate delle persone che, sul traghetto per Rostock, ci vedevano giocare a calcetto con una palletta da pallamano;
la leggerezza del sentirsi in vacanza e fare cose stupide, come ripetere la scena "Materazzi-Zidane" all'Olympiastadion di Berlino.
Già, Berlino... che dire di Berlino? È una città viva, piena di energia, da scoprire e da vivere ogni momento... meravigliosa.
Un viaggio meraviglioso, nato per caso (per sbaglio, quasi) e trasformatosi in un piccolo capolavoro. Per qualche giorno ancora mi terrò negli occhi, nelle orecchie e nel cuore tutte le immagini, le cose viste, le persone incrociate e incontrate.. Poi tornerò sulla terra, qui, a cercare di non subire troppo presto il contraccolpo.
È ciò che Snoopy_writer pensa e scrive alle 18:17 |
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C'è un'aria diversa questa mattina, in strada. Sui volti delle persone che incontro sul mio solito tragitto non c'è la rassegnazione di chi, giorno dopo giorno, si reca in ufficio a nobilitarsi un po' lavorando. Ci sono sorrisi, segni dell'abbronzatura, facce distese e piuttosto rilassate. E al fianco di molta gente che ho incrociato oggi ci sono bagagli di ogni tipo, dai piccoli trolley alle valigie formato maxi.
Piazza Garibaldi è un unico, grande, abbraccio. Gente che parte e familiari, amici o amanti che salutano. Auto in doppia e tripla fila per accompagnare il persona cara fin sotto al treno, quasi. Quelle strade che, di solito, sono appannaggio solo di lavoratori o di studenti oggi sono tutte per gente felice, che corre via dalla calura metropolitana e dai problemi che ogni giorno ci sono da affrontare, qui più che da ogni altra parte.
Passo attraverso questo mare, come un Mosè dei giorni nostri. Passo veloce, cercando di sfuggire ancora per un po' alla voglia di chiudere tutto e partire.
Manca poco, sempre di meno. Tra meno di cinque ore potrò dirlo: Ferie. Una parola breve, che però racchiude in sé tante cose. Racchiude l'attesa lunga un anno, lo stress di undici mesi davanti a un computer, la monotonia e i giorni invece a ritmo accelerato. Ferie. Basta pronunciarla e già sembra che tutto sia alle spalle.
Davanti, ora, c'è solo un viaggio. Il viaggio. È ora, anche per me, di preparare i bagagli.
È ciò che Snoopy_writer pensa e scrive alle 09:26 |
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Relax.
Sole, spiaggia, mare.
Concedermi dei piccoli lussi.
Avere il tempo di godermi ogni piccola, preziosa cosa.
Starmene sul bagnasciuga a guardare l’orizzonte, lontano. Contare le sfumature dell’azzurro del mare. Seguire con lo sguardo la nuotata di un pesciolino. Sentire il sole che riscalda la pelle e il vento che porta una bella brezza.
Misurare l’orma del mio piede con quelle degli altri bagnanti, notare le differenze di grandezza e forme. O fare un’impronta e aspettare che l’onda le cancelli. E poi farla di nuovo, e vederla di nuovo sparire piano piano, come un segno di gesso lavato via dal cassino sulla lavagna. E poi farla ancora una volta, come a sfidare ottusamente il movimento naturale del mare.
Oppure guardarmi oziosamente i piedi, lambiti appena dalle onde, che depositano granelli di sabbia sugli alluci e poi li riportano indietro, lentamente.
Come lentamente si anima la spiaggia, con tutti i suoi colori: ombrelloni, sedie, costumi danno un tono più forte alla giornata.
Sorridere per la risata grassa e sincera di un bambino, per le gote paffute di un neonato o per i suoi occhioni.
E poi tuffarmi in mare, finalmente. Mettere la testa sotto l’acqua e trasformare l’ansia, i pensieri e le preoccupazioni feriali in bracciate o colpi di piedi. Allontanarmi dalla riva e fermarmi, un attimo, a circondare con lo sguardo l’intera spiaggia. Come una fotografia, trattenere in mente quante più cose è possibile, riempire quanto è più possibile gli occhi e il cuore della visione. E poi tornare indietro, verso il mondo “normale”.
Fino all'anno prossimo.
È ciò che Snoopy_writer pensa e scrive alle 22:09 |
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